Quando si fa un viaggio, generalmente si conosce la meta, e quindi anche io voglio rivelarvela, prima che iniziate questa lettura. Voglio parlarvi del mio rapporto con i pezzi e gli album di Caparezza, arrivando a parlare poi del fumetto ed album Orbit Orbit.
Stazione FOMO
Sì, ormai vivo a Milano… ma sarà l’età, o saranno gli impegni, la notizia di questa uscita mi aveva sì colpito, ma non avevo fretta di recuperarla. Insomma, la FOMO non mi aveva particolarmente preso. Quindi, dopo un po’, con calma, mi sono cimentato unicamente nell’ascolto dell’album. E non capisco… qualche pezzo mi colpisce dentro, ma i brani sono complessi, mancano di un contesto e così li ascolto due o tre volte. Poi ricordo.
“Sono responsabile di ciò che dico, non di quello che capisce il pubblico” così diceva Michele, in un’intervista in cui gli chiedevano del successo nelle discoteche che martellavano “Vieni a ballare in Puglia”, manco fosse un felice spot alla regione che gli ha dato i Natali. Allora mi sveglio, capisco che mi mancava un tassello, salto sulla stazione della FOMO e mi ritrovo tra le mani il fumetto. Ma prima di ripartire davvero con Orbit Orbit, riempio la…
Valigia della nostalgia
Prima di iniziare a leggere il fumetto, decido di ascoltare cronologicamente la discografia di Cala, riassaporando così le tappe della mia vita condivise con questo artista. I primi album, divertenti e irriverenti, portano una ventata di novità per un ragazzo come me, che aveva abbandonato la musica italiana perché non riusciva a trovarvi qualcosa di rappresentativo. E già allora ogni album era una storia, molto fummettosa, che si sviluppava nella mente, basti pensare a Luigi delle Bicocche e Ilaria Condizionata ne “Le dimensioni del mio caos”. Senza andare nello specifico di ogni uscita, ho trovato che, gradualmente, la voce di Caparezza pian piano cedeva il passo in favore di quella di Michele, più adulta, meno aggressiva e irriverente, a tratti persino piegata dal tempo che passa. Siamo cresciuti tutti, anche Capa.

A comic-book saved OUR Life
Come ogni buon viaggio in treno, una lettura è assolutamente necessaria. È lungo questo viaggio, quindi sfoglio, leggo, assaporo quello che Michele ed i disegnatori che lo hanno accompagnato in questo viaggio mi vogliono dire: se abbiamo consapevolezza, possiamo diventare osservatori della nostra vita e capirne i meccanismi (almeno questo ho capito io).
Sicuramente non è una storia stratificata, anzi ti accompagna in un viaggio dell’eroe in cui personaggi comprimari rappresentano in maniera chiara ma non banale le sfaccettature del carattere di Michele. La Magmarana, anagramma di anagramma fa riferimento alla sua parte giovanile e indisponente, piena di giochi di parole e follie linguistiche, vera anima del giovane Caparezza. Darktar è un antagonista che non è in realtà tale, così come non lo è la nostra parte malinconica e triste, che sembra cattiva solo quando non la comprendiamo.
Lascio a voi scoprire gli altri personaggi e mondi all’interno di questo bellissimo universo dentro Caparezza. Voglio solo fare una menzione ad una cosa che mi è davvero cara. La caricatura dei disegnatori, che lottano contro le fiere del fumetto senza fumetti: punto in comune su cui anche il nostro Capri Comics si batte da anni.
Consiglio davvero la lettura e l’ascolto come propone l’autore perché sono due prodotti indistinguibili e legati a doppio filo, che aumentano ciascuno, e in combinazione, la profondità di un’opera e di una storia complessiva.

Siamo arrivati?
Non saprei dire se questo è un nuovo inizio o un saluto finale. In ogni caso ringrazio questo artista per esserci stato ed aver condiviso davvero con il suo pubblico i suoi pensieri, quelli più cupi, o irriverenti, sull’arte e sulla religione, e adesso anche su quello che è il suo universo interiore.

About the author
Classe '90. Farmacista per sbaglio, noto accumulatore di giochi da tavolo. Nasce e cresce a suon di Marvel e Disney e tanto basta...









