Amiche e amici del Capri Comics, oggi viaggiamo in una galassia lontana lontana e condividiamo con voi le nostre opinioni sull’appena concluso The Book of Boba Fett, seconda serie tv in live action ambientata nell’universo di Star Wars, nonché spin-off della prima, ovvero l’acclamatissima The Mandalorian.

Creata da Jon Favreau, prodotta dalla Lucasfilm e distribuita su Disney+, The Book of Boba Fett narra, ovviamente, le gesta dell’omonimo ex cacciatore di taglie mandaloriano, impegnato a combattere per il controllo dei territori appartenuti in passato a Jabba The Hutt.

Al contrario di The Mandalorian, questa serie ha ricevuto recensioni generalmente contrastanti da parte di critica e pubblico, e anche noi abbiamo sviluppato un’opinione piuttosto… complessa, a riguardo. Per articolarla in maniera adeguata, quindi, non potremo fare a meno di indulgere in una discreta quantità di spoiler. Pertanto, chi non l’ha ancora vista è avvisato: se proseguite nella lettura rischiate di rovinarvi le sorprese e il divertimento che The Book of Boba Fett sa offrire, anche al netto dei suoi molteplici e notevoli difetti.

Prima degli spoiler, però, facciamo un passo indietro e analizziamo le origini del cacciatore di taglie più amato della storia di Star Wars.

Un Boba Fett non si crea a tavolino

Chi è Boba Fett?

Se fossimo nel 1983, e fossimo appena usciti da un cinema nel quale è stato proiettato Il ritorno dello Jedi, vi avremmo detto che Boba Fett è un misterioso e fichissimo cacciatore di taglie spaziale che cattura Han Solo e poi muore come un idiota cadendo dritto dritto nelle fauci del Sarlacc su Tatooine.

Insomma: poco più di un abile scagnozzo con una bella armatura vissuta. Per il resto, Boba ha un totale di 6 minuti di presenza e 5 brevissime battute in tutta la trilogia, l’ultima delle quali è il ridicolo “AaAaAaAaAaAaAah!!!” che decreta il suo goffo e apparentemente mortale capitombolo.

Dai…

Inspiegabilmente, l’aria da duro di Boba riesce a sovrascrivere sia la sua poca incisività sia la sua impietosa fine, rendendolo uno dei villain di Star Wars più amati di sempre.

Va detto che i designer si impegnarono molto nel concepire e costruire la sua armatura, che inizialmente era bianca ed era stata pensata come base per un intero corpo di super Stormtrooper. Quest’idea fu poi cassata per limiti di budget, ma il prototipo ormai esisteva e funzionava, e così si decise di trasformarlo nell’armatura di un nuovo personaggio, un generico pistolero e cacciatore di taglie, definibile al massimo con con 3 parole: tosto, spietato e misterioso.

Tutto qui.

All’epoca della trilogia originale, nessun regista, produttore, designer, sceneggiatore, attore, stunt-man o assistente, nemmeno George Lucas in persona, avrebbe mai potuto immaginare che quel personaggio puramente utilitaristico sarebbe diventato una vera e propria icona di Star Wars.

E invece fu proprio così.

Nel 2002 uscì poi L’attacco dei cloni, film sciagurato grazie al quale scopriamo che Boba nasce come clone di un grande cacciatore di taglie, Jango Fett, utilizzato come matrice per creare un esercito di cloni commissionato dalla Repubblica Galattica, ma poi sfruttato dall’Impero. Jango decide di tenere uno dei cloni e trattarlo come figlio, chiamandolo appunto Boba. Successivamente, Jango si schiererà con il malvagio Conte Dooku e sarà decapitato dal maestro Jedi Mace Windu.

Uno dei pochi momenti davvero belli di questo film.

Questo tragico passato viene esplorato ancora di più nella serie televisiva animata The Clone Wars, che ci mostra il giovane Boba, ancora avvelenato dall’odio verso il Jedi che uccise suo padre, mentre si fa un nome nello spietato ambiente dei cacciatori di taglie intergalattici.

Al termine di tutto ciò, il personaggio resta ancora piuttosto piatto, ma comunque abbastanza intrigante da far riaccendere l’interesse del pubblico.

Una nuova speranza…

Divenuto ormai solo una questione di tempo, il ritorno di Boba avviene ufficialmente nella seconda stagione di The Mandalorian.

Il nostro antieroe appare diverso da come ce lo ricordavamo: non ha più la sua armatura, ha un fare molto più saggio e posato e soprattutto sembra aver abbandonato la carriera di cacciatori di taglie. Tutto ciò che questo nuovo Boba vuole dal protagonista della serie, Din Djarin, per gli amici Mando, è la propria armatura, ritrovata da Mando stesso su Tatooine. Dopo una iniziale ritrosia, Mando acconsente, e così i due diventano fidati alleati.

Oh yeah!

Nella scena post-credit, vediamo infine Boba e l’assassina Fennec Shand ritornare al palazzo di Jabba su Tatooine, ormai controllato, almeno formalmente, dal successore di Jabba, Bib Fortuna. Boba però non ci sta, e dopo avere eliminato il rivale, si siede sul trono che fu dell’Hutt e che ora è diventato il suo.

Non dobbiamo certo dirvi che queste rivelazioni su Boba Fett aprivano un mondo di hype e domande: come ha fatto Boba a sopravvivere al Sarlacc? Cosa ha fatto negli anni che precedono il suo incontro con Mando? Come governerà sugli ex territori di Jabba? E tanto altro.

The Book of Boba Fett nasceva perciò con grandi aspettative, ma il risultato, purtroppo, non è stato all’altezza di quanto promesso, almeno per quanto ci riguarda.

…finita nei meme

Invece del Gomorra/Western/Spaziale che sognavamo, ci siamo ritrovati con un prodotto intriso di buonismo, nel quale il nostro protagonista (un ex cacciatore di taglie dalla disintegrazione facile) impara i valori della famiglia, dell’amicizia, della giustizia sociale e della lotta di classe dai Sabbipodi, ovvero dei sadici predoni del deserto. Si potrebbe tranquillamente affermare che i Sabbipodi siano stati una delle cause del passaggio Anakin al lato oscuro: furono proprio loro, infatti, ad uccidere sua madre e a sbloccare la sua rabbia.

I Sabbipodi sono delle bruttissime persone. Ma non per Boba Fett. Per lui sono “ohana”, che significa “famiglia”, e “famiglia” significa che “nessuno viene abbandonato o dimenticato”. E così, dopo essere uscito senza apparente sforzo dal Sarlacc ed essere stato depredato della propria armatura, Boba viene imprigionato per anni dai Sabbipodi, fino a instaurare con loro una Sindrome di Stoccolma davvero disturbante. Divenuto parte della loro tribù a suon di calci sui denti, il nostro eroe assiste infine inerme al loro genocidio e giura una banale vendetta. 

Bah…

Tutto questo ci viene mostrato attraverso numerosi ed interminabili flashback nel corso delle prime 4 puntate, lasciandoci totalmente basiti. Nel presente, invece, Boba l’Amico del Popolo decide di non governare. Né con la paura, come Jabba, né con il rispetto, come dice lui stesso, in quanto tutti, ma davvero tutti, gli dicono cosa cazzo deve fare, e anche come e quando. 

La situazione sociopolitica di Tatooine è peggiore di un Comune sotto elezioni: abbiamo la corporazione dei Pike, che vuole sfruttare Tatooine come base dei loro traffici commerciali, gli accaldati cugini di Jabba, che fanno finta di lottare per la sua eredità, e infine una miriade di famiglie e bande che non si sa bene cosa vogliano. 

La serie ci mette 4 puntate per arrivare a questo stallo, dopodiché gli autori si ricordano che per far funzionare una serie su Star Wars, oggi, serve un Mandaloriano vero. E quindi The Book of Boba Fett diventa improvvisamente, negli episodi 5 e 6, un prequel di Mandalorian 3. Mando viene infatti arruolato da Boba in un esercito di scappati di casa che dovrebbe sbaragliare un’alleanza di spietati signori del crimine e turbo-capitalisti senza scrupoli.

Ah… e poi ritorna anche Cad Bane… così… de botto… con un’entrata che riporta alla mente i migliori western, americani e anche italiani.

Forza Cad!

L’ultima puntata è un’unica grande, stupidissima, ma in fin dei conti divertente battaglia, dove niente ha alcun peso o senso logico, tra palazzi che scoppiano, droidi immortali con scudi da far invidia ad uno Star Destroyer e Rankor cavalcati in battaglia come niente fosse. 

Se ancora non si fosse capito, per noi la serie soffre tantissimo dal punto di vista del ritmo, della regia, dell’approfondimento dei personaggi e del mood generale, ma non disdegna di regalare un paio di bei momenti western e qualche scena di puro intrattenimento decerebrato. Ma, ahinoi, non è abbastanza per salvare il tutto. 

The Book of Boba Fett offre anche alcuni momenti involontariamente esilaranti, che hanno fatto scatenare la galassia dei social. Ecco la nostra top five dei meme che più ci hanno piegato in due: 

Conclusione

Dobbiamo ammettere che The Book of Boba Fett non solo non è ciò che sognavamo di vedere, ma per noi non è neanche un’opera riuscita.

Forse, un personaggio come Boba, concepito come grande linearità, non poteva reggere un’intera serie, e sicuramente non una narrazione così lambiccosa e con così tante cose da dire e spiegare. Il risultato è, e non poteva non essere un mapazzone.

Peccato. 

Eppure, non possiamo negare che questo mapazzone sia comunque riuscito a strapparci ben più di una risata o discussione spensierata, ed in fondo è anche questo che una storia di pupazzi spaziali dovrebbe fare. 

Ora, però, attendiamo il VERO Mandalorian 3

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Classe '90. Farmacista per sbaglio, noto accumulatore di giochi da tavolo. Nasce e cresce a suon di Marvel e Disney e tanto basta...

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Classe ‘92. Laureato in/appassionato di: lingue, letterature e culture straniere. Giornalista pubblicista, divoratore di storie, scribacchino di pensieri propri e traduttore di idee altrui.

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