Premessa: il concetto gioco di ruolo è strano.

È strano perché è contemporaneamente molto complesso e molto semplice, e a spiegarlo e discuterne con troppa o troppa poca serietà, si rischia sempre di banalizzarlo, gonfiarlo, fraintenderlo. Inoltre, ogni giocatore di ruolo avrà una personalissima interpretazione di cosa è il gioco di ruolo, di come andrebbe affrontato e di cosa lo diverte di più.

Questo articolo rappresenterà quindi ALCUNE spiegazioni del concetto di gioco ruolo, assumendo che chi leggerà queste righe non ne abbia mai provato uno prima, ma sia interessato a farlo e voglia saperne di più.

Per quelli di voi che invece sguazzano nei GDR da sempre, abbiate pazienza. Magari in questo mare di ovvietà troverete anche voi qualche spunto di riflessione per il quale sarà valsa la pena aprire e leggere questo articolo.

Un gioco nel quale non si vince e non si perde… quasi

La lista di giochi di ruolo disponibili sul mercato è praticamente lunga un chilometro, e ognuno di loro avrà un proprio genere, sistema e meccanica interna. Eppure, quasi tutti i giochi di ruolo sono a loro modo dei giochi “di società”, in quanto prevedono un’interazione sociale tra più persone.

Più nello specifico, durante sessione di gioco di ruolo, i partecipanti assumono e interpretano un’identità diversa dalla propria (o magari una differente versione della propria) ai fini di vivere e immergersi in prima persona in una storia, che procede e si sviluppa, in tutto o in parte, per effetto delle rispettive scelte. Si tratta quindi una forma di teatro della mente, sostenuto sì da determinate regole e meccaniche, ma soprattutto da un tacito e reciproco accordo di rispetto, fiducia, impegno e sospensione di incredulità tra le persone che si siedono al tavolo da gioco.

Qualcuno si starà chiedendo: ma quindi, come si gioca? E come si vince?

Ecco… in un GDR non c’è quasi mai propriamente un giocatore che vince o uno che perde. Ci sono missioni da superare, misteri da risolvere, cattivi da sconfiggere, possibilmente facendo squadra con gli altri giocatori. Quella del gioco di ruolo è quindi un’esperienza sociale, che in quanto tale può essere puramente ricreativa e ludica, ma può anche toccare e rivelare l’emotività dei partecipanti. 

La base psicologica di questo processo mentale credo vada rintracciata nella necessità, intrinseca dell’essere umano, di raccontare, ascoltare, condividere e vivere storie ed esperienze diverse. 

10.000 anni fa tutto ciò avveniva intono ad un fuoco guardando le stelle e gustandosi carne di cervo, oggi avviene intorno ad un tavolo con cellulari e pizze. 

Same old story. 

Ma chi tiene le redini, in un gioco di ruolo? C’è un arbitro? Un garante? Un giudice? 

Sì.

Il Master. 

A lui è richiesto di creare una situazione, preparare una scena, spiegare le regole agli attori, aprire il sipario, accendere le telecamere, gridare AZIONE!, vigilare che la storia scorra e che gli interpreti non brucino il set, rovinando la giornata a tutti. 

Tutto chiaro, no?

Forse non del tutto, mi rendo conto. 

La premessa l’ho fatta a posta. 

Proviamo allora ad interpellare tre master di lungo corso, e vediamo cosa rispondono alla domanda:

“Cosa è il gioco di ruolo e cosa significa essere Master per te?”

Ecco le loro risposte.

Davide

Avete mai visto un drago? 

Io no.

Nemmeno i miei giocatori, perché i draghi non sono tra le mie creature preferite, ma hanno visto tante altre cose in giro per reami incantati e magioni maledette e lande brulle. 

Le persone che giocano con me, che vivono le mie storie e si gettano a capofitto in avventure spericolate, provano con il loro fantasticare emozioni uniche, forti; emozioni che restituiscono con slancio e passione, che mi colpiscono e creano quel ciclo infinito d’amore e fantasia che è il gioco di ruolo. Perché in fondo affrontare un drago è molto meno pericoloso che attraversare la strada, perché non sei mai da solo quando tutti insieme si vive un’emozione così potente da permetterti di vedere la polvere che si alza, sospinta dal vento, sul campo di battaglia, sentire il dolore di una costola rotta, il ruggito della bestia morente, il tocco di una mano amica che ti risolleva da quella polvere. 

Per questo giochiamo e viviamo centinaia di vite diverse, unite dall’amore.

Luca

Indossiamo tante maschere nel corso della nostra vita. Durante il gioco di ruolo, possiamo finalmente scegliere quella che vogliamo.

Definire cosa rappresenta per me il gioco di ruolo è molto difficile. Sono entrato in questo fantastico mondo ad undici anni e non me ne sono mai allontanato. Da anni ormai ho raccolto lo scettro del Dungeon Master, cosa che per molti è una maledizione. Essere DM, in effetti, comporta responsabilità, lavoro, incertezze, frustrazione… 

E allora perché amo essere DM? 

Perché i frutti di questo duro lavoro sono dolcissimi, e si possono assaporare a pieno quando al tavolo i giocatori ridono, piangono, si spaventano e si godono una giocata che, a distanza di mesi, di anni, potrà ancora essere ricordata come “Quella serata che…”. E così, di emozione in emozione, giocata in giocata, di serata in serata, si costruisce la magia che mi fa amare il ruolo del Dungeon Master. 

Davide

Zero.

Questo è il numero di campagne che io abbia mai terminato, da giocatore e da master.

Un numero del genere, credetemi, spaventa. E se si pensa che gioco da quasi metà della mia vita ai giochi di ruolo, questo numero può risultare ancora più frustrante.

Allora perché continuo a giocare e masterare?

Perché dopo un po’ smetti di pensare a cosa faranno i tuoi personaggi una volta raggiunto il livello 20. Smetti di pensare ad ogni minimo particolare da fare giocare ai giocatori. Smetti di preoccuparti e inizi a vivere il gioco, viverlo davvero. Ti dimentichi di essere in una stanza con degli amici, e ti ritrovi con la mente in posti davvero meravigliosi o davvero pericolosi. Allora tutto diventa naturale come respirare e alla fine non importa se il mondo non lo abbiamo mai salvato, neanche una volta.

Non importa perché, semplicemente, avremo fissato nei nostri ricordi dei momenti incredibili.

Conclusioni…

…non ce ne sono.

In realtà, per quanto banale possa sembrare, l’unico modo per capire un gioco, qualunque esso sia, è giocarci, e il gioco di ruolo non fa eccezione.

Una delle più grandi soddisfazioni per un master, o per un giocatore di ruolo in generale, è quella di creare nuovi giocatori di ruolo con i quali partire per avventure incredibili in terre lontane… che non esistono, ma è come se esistessero.

Strano… ma non così tanto…

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Classe ‘92. Laureato in/appassionato di: lingue, letterature e culture straniere. Giornalista pubblicista, divoratore di storie, scribacchino di pensieri propri e traduttore di idee altrui.

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Classe '90. Farmacista per sbaglio, noto accumulatore di giochi da tavolo. Nasce e cresce a suon di Marvel e Disney e tanto basta...

Davide Di Marco Pisciottano
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Classe '96. Laurea in Economia Aziendale (non proprio correlata). Appassionato di anime e di ogni prodotto che abbia anche solo un minimo di roleplay. Dungeon Master a tempo perso. Avido videogiocatore e lettore. Particolarmente attratto da libri e giochi sconosciuti.

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