Pionieristico e prolifico ideatore di gran parte dell’immaginario fantascientifico contemporaneo, lo scrittore britannico H.G. Wells (1866-1946) affrontò diverse volte il tema dell’imbarbarimento, spesso prefigurando scenari distopici o apocalittici provocati dalla hybris umana. L’argomento viene ad esempio sviscerato nei romanzi La macchina del tempo, L’isola del dottor Moreau e L’uomo invisibile, ma anche nel racconto Un sogno di Armageddon, pubblicato a puntate sul periodico settimanale illustrato Black and White Budget, tra il maggio e il giugno del 1901.

Il racconto inizia con l’incontro, nel vagone di un treno, di due uomini, uno dei quali estremamente pallido e nervoso, tale Cooper. Usando come pretesto un libro sui sogni letto svogliatamente dall’altro passeggero, l’uomo pallido inizia a confidargli un bizzarro sogno che lo aveva accompagnato, vivido ed ininterrotto, per diverse notti, quasi come se, durante il sonno, la sua mente si fosse connessa a quella di un altro uomo. All’interno del “sogno”, Cooper si trova infatti a vivere la vita di tale Hedon, un importante capo politico del Nord-Europa, originario di un paese e di un futuro non meglio identificati. Stanco delle pressioni della vita pubblica, Hedon abbandona patria e partito e si trasferisce in una Capri avveniristica per vivere, senza preoccupazioni, la sua storia d’amore con una giovane donna. Una volta lì, la coppia viene raggiunta dall’inquietante notizia che il successore di Hedon sia sul punto di far scoppiare una guerra mondiale a causa di una politica iper-nazionalistica.

Prima pagina del racconto sul Black and White Budget

Il ritorno di Hedon alla guida del Nord, richiestogli a gran voce da un preoccupato membro del suo ex partito, potrebbe forse prevenire tale conflitto, ma Hedon, ormai interessato solo all’amore, rifiuta. Egli si dimostra infatti assolutamente certo che la guerra sia impossibile, in quanto l’umanità, a suo dire, si è ormai affrancata da tali primitivi retaggi. Un micidiale errore di calcolo, il suo, perché non solo la guerra effettivamente esplode, ma durante una rocambolesca fuga insieme, la sua giovane amante resta uccisa. Distrutto dalla perdita, l’uomo si lascia a sua volta trucidare dai soldati nemici, al che il “sogno” si interrompe e Cooper si risveglia, ritrovandosi così repentinamente “orfano” delle avventure e delle tragedie vissute, notte dopo notte, per chissà quanto tempo. Al termine del racconto di Cooper, l’altro passeggero è incalzato, rapito, vorrebbe sapere di più, ma il sogno ormai è finito nel sangue e il treno è giunto a destinazione.

“Basta fantasie, si ritorna alla realtà”, sembrerebbe dirci Wells, ma il confine che le separa, ormai, non è più così chiaro. E infatti, ciò che per l’autore, nel 1901, era un sogno, una fantasia distopica incalzata dal timore dell’apocalisse, di lì a qualche anno diverrà una tragica realtà con lo scoppio delle nuove guerre meccanizzate.

Ma perché Wells ambienta questo racconto di escapismo fantascientifico proprio a Capri? Perché nell’immaginario dell’epoca, il Mediterraneo, e Capri nello specifico, venivano da molti considerate e raccontate come delle vere e proprie capitali mondiali dell’edonismo, templi nei quali godere di una rigenerazione psico-fisica necessaria, ma potenzialmente inebriante e quindi pericolosa. E così, per Wells, l’isola azzurra diventa una Megalopoli galleggiante: “un unico enorme albergo, talmente complesso da essere al di là di qualsiasi spiegazione”, con intorno “miglia e miglia di alberghi galleggianti e piattaforme giganti, sulle quali atterravano delle macchine volanti”. L’uomo pallido arriva a definirla “Città dei Piaceri”, e infatti il peccato di Hedon, insito già nel suo nome, è proprio l’edonismo esasperato, la capricciosa volontà di perseguire il piacere come fine ultimo dell’esistenza, anche se ciò significa ignorare le responsabilità che lo legano alla società. Responsabilità ignorate che, nel caso del protagonista, avrebbero potuto scongiurare una guerra mondiale ed evitare la fine ingloriosa del suo stesso edonismo, manifestatasi con la morte di colei che egli amava.

Una crudele ironia della sorte, che da un lato mette guardia dalle esasperazioni dell’individualismo e dall’altro avverte che il progresso dell’umanità non solo non è eterno o inarrestabile, ma necessita di sforzi e sacrifici costanti per non essere vanificato o pervertito.

Per chi volesse recuperare il racconto, Edizioni La Conchiglia ne ha pubblicato un’ottima versione con testo inglese a fronte e traduzione italiana di Jehanne Marchesi, disponibile sul sito dell’editore: http://edizionilaconchiglia.it/prodotto/a-dream-of-armageddon-un-sogno-di-armageddon/

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Classe ‘92. Laureato in/appassionato di: lingue, letterature e culture straniere. Giornalista pubblicista, divoratore di storie, scribacchino di pensieri propri e traduttore di idee altrui.

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