Amiche e amici del Capri Comics, oggi non potevamo non parlarvi di The Batman, reboot cinematografico del cavaliere oscuro, co-prodotto, co-scritto e diretto da Matt Reeves con protagonista Robert Pattinson.

State tranquilli. Essendo il film fresco fresco di uscita sappiamo che molti di voi non l’hanno ancora visto e non vogliono giustamente spoiler. Perciò, almeno in questa prima parte, ci limiteremo a fornirvi le nostre opinioni generiche, che poi approfondiremo in una apposita (e ben contrassegnata) sezione spoiler in chiusura. 

Premessa

Quello che a volte manca nei cinecomic, indipendentemente dall’approccio produttivo, ”realistico” o ”fumettoso” che sia, e anche indipendentemente della qualità finale dell’opera, è lo spirito del personaggio originale. È infatti assai difficile capire questa essenza e trasporla, fedelmente ma efficacemente, dal medium fumetto al medium cinema.

Rimanendo sui film live action di Batman, possiamo dire che Tim Burton, riuscì, all’epoca dei suoi primi due film, a catturare in parte questa essenza grazie un approccio noir-grottesco perfetto per l’epoca, ma che oggi sarebbe difficilmente ripercorribile. Nelle pellicole successive, Joel Schumacher scelse invece di creare dei mastodontici giocattoloni, che pur rifacendosi alla serie televisiva degli anni ‘60 con Adam West risultavano sin troppo esagerati e camp, non riuscendo a restituire quasi nulla del personaggio originale.

Poi venne Nolan, che dal canto suo, pur confezionando una notevole trilogia sul cavaliere oscuro, preferì piegare il materiale di partenza alla propria idea autoriale. Ne conseguirono dei film formalmente magnifici, che però quasi sembravano volersi distaccare il più possibile dalle proprie origini fumettistiche, sacrificandole sull‘altare di un realismo che, col senno di poi, non fu raggiunto e nemmeno poteva essere raggiunto, perché in fin dei conti si raccontava comunque di uno sciroccato miliardario vestito da pipistrello che combatte il crimine.

E infine arriviamo ad oggi, al The Batman di Matt Reevs, che secondo noi riesce sia ad essere un bellissimo film, sia a catturare a pieno l’essenza del cavaliere oscuro. E ci riesce proprio perché non punta né sul realismo, né sull’esagerazione, ma su una calibratissima verosimiglianza, che ci trasporta in un’altra dimensione, con altre regole, e che quindi ci rende credibile l’esistenza del suddetto sciroccato.

La lunga notte di Gotham: dalle vignette allo schermo

Vedendo The Batman è chiaro come Reeves non si sia limitato ad usare i fumetti solo come pretesto per “prendere in prestito” dei personaggi, dei contesti e degli ambienti, e collocarli a proprio piacimento in una sua idea di film, ma che abbia invece condotto degli studi approfonditi ai fini di omaggiare e restituire il respiro del materiale di partenza. Il film infatti non si nega dei momenti molto “fumettistici”, e anzi li abbraccia a pieno, dalle scene ricche di Pathos alle sequenze di azione sfrenata, fino ai classici spiegoni un po’ didascalici.

The Batman è probabilmente il film live action che meglio traduce su schermo tanto la forma quanto la sostanza di una storia di Batman, e questo perché, prima ancora di affrontare i personaggi, sa cogliere l’altra costante (oltre al protagonista, ovviamente) degli albi a fumetti e della vecchia serie animata di Batman, vale a dire l’atmosfera cupa di Gotham, la notte, la tenebra. Questa tenebra, trasposta con una fotografica scurissima, contrapposta al rosso delle luci della metropoli (e ad altri giochi di illuminazione dalla valenza a volte metaforica), risulta quasi materica, ed è in grado, già da sola, di incutere timore, un timore che diventa terrore assoluto quando la regia e la colonna sonora, indugiando su quel buio impenetrabile, suggeriscono l’idea che da quel buio possa sbucare, in ogni momento, il vigilante mascherato. Il pipistrello, in pratica, è stato riportato nel suo habitat naturale, nel quale può esprimere al meglio la sua essenza.

Come già accennato, l’atmosfera viene ulteriormente impreziosita dalle musiche di Michael Giacchino, che ha saputo comporre dei temi calzanti per ogni personaggio principale, per non parlare della insert song Something in the Way dei Nirvana, che sottolinea e testimonia l’animo grunge e cupo dell’opera.

Da vampiro teenager a pipistrello

Si è discusso tanto (e inutilmente) sulla scelta di far vestire a Robert Pattinson i panni di Bruce Wayne ed il costume di Batman. In qualche modo, nonostante avesse sfoggiato più volte delle ottime prove attoriali, la “macchia” di aver recitato in Twilight sembrava essergli rimasta addosso. Dal canto nostro, eravamo fiduciosi della scelta già dal primo teaser e le nostre sensazioni sono state ripagate in pieno.

Pattinson è infatti un Bruce Wayne tormentato, paranoico e cupo al punto giusto, e anche nelle vesti del pipistrello interpreta benissimo un vigilante ancora al suo anno due, senza l’esperienza ed i gadget futuristici delle sue versioni più “adulte” (la Batmobile, per esempio, è una brutale macchina, quasi da drag racing), padrone delle strade scure ma non ancora dei tetti di Gotham (in una scena ha addirittura paura di lanciarsi in volo da un palazzo), capace di indagare in maniera riflessiva ma molto violenta (nonostante la sua filosofia sull’utilizzo delle armi, ogni colpo sferrato ha un peso incredibile, sia fisico che morale, e dà l’impressione di poter tranquillamente uccidere) e soprattutto ancora troppo fragile emotivamente.

Insomma, in sintesi, ritorniamo all’origine per la quale Bruce Wayne è fondamentalmente, come dicevamo in apertura, uno sciroccato, e con questo ci allacciamo al prossimo paragrafo.

Chi si somiglia si piglia

Il nostro vigilante non è un supereroe come gli altri, non è mosso unicamente dal senso di giustizia, ma segue un proprio ideale di vendetta, nel quale si annulla, rendendo Bruce la maschera e Batman la vera personalità. Questo lo porta a relazionarsi senza problemi con altri personaggi sostanzialmente reietti, nella fattispecie Catwoman e l’Enigmista.

La prima, interpretata da Zoe Kravitz, ha una sua missione che, per vie traverse, si intreccia inesorabilmente con quella del pipistrello. La loro tensione amorosa non disturba gli avvenimenti ma li arricchisce, evidenziando ancora di più l’alienazione di Batman, contrapposta alla spinta vitale di Selina.

È però con l’Enigmista, impersonato da un ottimo Paul Dano, che il dualismo si fa più forte. Sia lui sia Batman sono soli, disturbati, mascherati e ciecamente ossessionati dalla propria crociata. Sono simili, e l’unica cosa che li differenzia l’aver dedicato la loro ossessione a scopi diametralmente opposti.

La connessione di Batman con i propri nemici è quindi un’altra caratteristica fondamentale delle storie del cavaliere oscuro, che il film di Reeves centra a pieno. Nell’universo DC, Batman viene spesso accusato, anche a ragion veduta, di essere la causa della nascita dei propri avversari, che non esisterebbero senza di lui, così come lui smetterebbe di esistere senza di loro. Vendetta e violenza, anche se somministrate con un qualche ideale di giustizia, non possono che chiamare altra vendetta e altra violenza, all’infinito. Questo Batman lo sa bene: la sua crociata, nata da un atto di sopraffazione, non avrà mai fine, e questo ne fa un personaggio estremamente tragico, un Sisifo freak circondato e assediato da altri freak, per sempre.

Conclusioni no spoiler

The Batman di Matt Reeves è per noi la sintesi cinematografica ottimale di tutto ciò che una storia dell’uomo pipistrello deve avere. Interpretazioni centrate e dolenti, regia e fotografia potenti ed eleganti e musiche tetre ed evocative fanno di questo film contemporaneamente una boccata d’aria fresca e un ritorno alle origini di cui sentivamo davvero la mancanza.

L’unica critica sostanziale che ci sentiamo di fare è relativa al ritmo dell’inizio del terzo atto, che a nostro vedere ristagna un po’ a causa di una grossa mole di informazioni, sì importantissima, ma snocciolata in maniera forse un po’ troppo palese e prolissa, oltre che in netto contrasto con la fine ed asciutta efficienza della narrazione fino a quel punto.

Questo calo non intacca però più di tanto la visione complessiva, perché subito dopo il film si precipita verso una conclusione molto intensa e anche inaspettata, che apre a vari possibili scenari.

Come si andrà avanti da qui in poi? Le voci su eventuali sequel si rincorrono frenetiche, ma una cosa è, almeno per noi, certa: se si manterrà questa linea potremmo davvero ritrovarci con la migliore serie cinematografica di Batman mai fatta finora.

In Reeves and Pattinson we trust.

Conclusioni spoiler

Da qui in poi ci soffermeremo un po’ di più sulla trama, sui temi e sui personaggi, per cui siete avvisati: se non volete rovinarvi la visione di The Batman fermatevi qui e magari tornate dopo aver scoperto al cinema questo nuovo film dell’uomo pipistrello, che, se non si fosse capito finora, noi promuoviamo a pieni voti.

The Batman si sviluppa in tutto e per tutto come un thriller investigativo. Batman dà la caccia all’Enigmista, che però è a sua volta intenzionato a smascherare e punire il sistema di corruzione che gli ha rovinato la vita e che continua ad avvelenare l’esistenza della gente comune di Gotham. In questo sistema, che coinvolge politici, forze dell’ordine, giudici, signori del crimine e filantropi, è drammaticamente coinvolta anche la famiglia Wayne, il che aumenta la posta in gioco per Bruce.

Sia l’Enigmista sia Batman agiscono per vendetta, usando il proprio odio per cambiare un sistema oggettivamente marcio. Tuttavia, al contrario di Batman, che sceglie di essere solo ma di operare per guarire Gotham, anche con metodi violenti e giustizialisti, l’Enigmista cerca di creare delle connessioni con gli altri, ma con intenti puramente distruttivi. Batman rifugge dai rapporti interpersonali, l’Enigmista invece li ricerca disperatamente, raccogliendo intorno a sé una tribù di fanatici disturbati come lui, grazie ai quali far partire la distruzione “dal basso” di Gotham.

L’Enigmista arriva addirittura a riconoscersi in Batman e a cercare il suo consenso e la sua amicizia. Il film ha proprio in questo una delle sue rivelazioni più interessanti e sottili. Durante tutta l’investigazione, il pubblico e Batman sono infatti portati a pensare che i messaggi dell’Enigmista per Batman stesso siano di natura minatoria, ma nel finale capiamo che in realtà si trattava di tentativi di avvicinamento e richieste d’aiuto. Senza volerlo, Batman fa in parte il gioco dell’Enigmista e teme che questi abbia scoperto la sua identità. Il criminale però non ha capito nulla, ed è anzi convinto che Batman sia un suo spirito gemello, un altro membro della sua comunità di disadattati mascherati, un alleato col quale rovesciare Gotham per poi goderne insieme.

È solo quando Batman capisce tutto questo e lo rifiuta, che l’Enigmista si dispera e sente la sconfitta, benché Gotham venga effettivamente sommersa e ripulita come lui aveva pianificato. Ma, dopotutto: qual è il senso di una vittoria così perversamente “spettacolare”, se poi non hai nessuno con cui festeggiarla?

Dall’altro lato della barricata, per Batman e per l’intera città, si tratta di una vera e propria sconfitta, ed è qui che il film mostra un altro, incredibile, punto di forza, abbandonando il canone dei cinecomic classici secondo il quale l’eroe è costretto a trionfare. Qui, il fallimento viene interpretato come punto di svolta del personaggio, dal quale trarre insegnamenti e ripartire con la perseveranza che lo ha sempre contraddistinto. In una delle ultime riflessioni, infatti, il protagonista capisce che la vendetta non può essere il suo unico motore, realizza che deve fare di più, soprattutto adesso che Gotham è a pezzi. Cercare di incutere sì timore, ma essere anche un faro di speranza per la città, come accade nella spettacolare e simbolica scena del fumogeno.

Una menzione speciale per gli altri personaggi secondari, tutti ben delineati e funzionali per dimostrare o confutare le tesi del film.

Il fedele maggiordomo Alfred, oltre ad essere un aiuto pratico ed una instancabile spalla grazie alle sue esperienze da agente segreto, torna a vestire i panni di una figura quasi paterna, che cerca di trasmettere al glaciale Bruce il calore che non ha potuto ricevere e che sembra ripudiare. Come da tradizione, funge anche da ancora morale, ruolo che divide con Jim Gordon, probabilmente l’unico vero “leader buono” di tutta Gotham, che però in questa pellicola non è ancora all’apice della sua carriera.

Spostandoci invece nei bassifondi, che per questa Gotham sono paradossalmente le sfere alte del potere, non si possono non citare i personaggi del Pinguino e di Carmine Falcone. Il primo, interpretato da un irriconoscibile Colin Farrell, ricopre il ruolo dello sgherro in ascesa, del freak intenzionato a dimostrare il proprio valore a tutti coloro che lo hanno giudicato e guardato dall’alto in basso per via delle sue deformità. Forti, nella sua interpretazione, sono gli echi del magnifico Pinguino, folle ma incompreso, di Danny DeVito. Poi abbiamo il Carmine Falcone di John Turturro, vero signore e padrone di Gotham, l’apice del castello di carte, tronfio e arrogante nella propria sicurezza, poi fatta crollare, di essere intoccabile.

Vi è poi una chicca che apre ad una possibile prosecuzione di questo universo narrativo. Nelle battute finali, l’Enigmista, disperato per la sua “sconfitta”, si trova a dialogare dall’interno della sua cella con quello che sembra a tutti gli effetti essere il Joker, che gli offre la sua amicizia, perché le persone affini devono supportarsi, e lo sprona a continuare la sua battaglia perché “a Gotham piacciono i ritorni.”

Parallelamente, se la coppia di villain si è unita, non si può dire lo stesso di Batman e Catwoman. Selina, infatti, sentendo probabilmente che, lontano da Gotham, la loro tensione fisica avrebbe potuto sfociare in qualcosa di più, propone al nostro eroe mascherato di fuggire insieme. Si renderà subito conto che è impossibile staccare il pipistrello dalla sua città: la sua abnegazione è soverchiante, a tal punto da far sembrare che Bruce/Batman non pensi di meritarla, questa prospettiva di felicità, non finché ci sarà del “lavoro” da fare, non finché ci sarà anche un solo bambino privato dei propri genitori da un insensato atto di violenza.

Il che equivale a dire ”per sempre”.

Non è difatti un caso che Batman resti ancora oggi rilevante all’interno del panorama culturale mondiale, a più di 80 anni dalla sua ideazione. Grazie ad una sapiente amalgama di storie e suggestioni classiche e meno classiche del cavaliere oscuro (come Anno Uno, Hush e Il lungo Halloween), questa nuova interpretazione filmica ad opera di Matt Reeves ci ricorda, con sguardo moderno, il perché di questa rilevanza, il perché le ombre siano tanto spaventose… ed eppure così affascinanti.

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Classe '91. Amante delle arti visive, della musica ed appassionato delle culture pop asiatiche. Scarabocchiatore freelance.

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Classe ‘92. Laureato in/appassionato di: lingue, letterature e culture straniere. Giornalista pubblicista, divoratore di storie, scribacchino di pensieri propri e traduttore di idee altrui.

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