Giancarlo Alessandrini, classe 1950, è il “papà” indiscusso dei disegni di Martin Mystére. Jesinoo, dal sodalizio con Alfredo Castelli nasce, nel 1982, “Martin Mystère – Detective dell’impossibile”, edizioni Bonelli, personaggio del quale è creatore grafico, disegnatore principale per lungo tempo e autore di tutte le copertine.

Giancarlo, il 9 aprile la Sergio Bonelli Editore uscirà con il Martin Mystére (n. 386) “I suoi primi quarant’anni”. Un albo per festeggiare il suo quarantennale, e a firmare la copertina (e i disegni, insieme ad altri illustri colleghi) sarà sempre un certo Giancarlo Alessandrini. Cosa si prova a tagliare questo traguardo, considerando che i fumettisti, come i fumetti, non invecchiano mai?

Quarant’anni non sono pochi, una volta ero preso anche da altre cose, ma oggi, ancora più di ieri, sono dedicato a pieno ritmo a disegnare fumetti. Ho la stessa voglia, senza disegno non so stare. A Martin Mystére sono particolarmente legato, la passione per lui c’è sempre. Con Alfredo Castelli abbiamo sempre un indiscusso affetto per il nostro Martin e spero di continuare ancora nei prossimi anni a realizzarlo. Non mi stancherò mai di disegnare Martin Mystére. 

Secondo la critica di settore, il tuo tratto si presentava più deciso negli anni Settanta-Ottanta e poi si è ammorbidito diventando oggi di impronta franco-belga. Corrisponde al vero?

In parte sì. In realtà ho fatto diversi volumi e albi per la Francia e quindi mi sono dovuto indirizzare di più verso lo stile francese che è anche più curato. Mi è rimasta questa cosa, di una linea più chiara. Per il quarantennale, sulle prime pagine, abbiamo fatto più tratteggi, più tratti, come mi chiedeva Castelli, però va detto che negli anni è cambiato lo stile, è cresciuto anche lui, anche Martin, e quindi è necessario che il personaggio si assesti. Per i suoi quarant’anni è tornato per un attimo al disegno delle origini, con lo stesso giubbotto, ma in generale, quando lo disegno, lo faccio come mi viene, naturale, non ci sto troppo a pensare. Al contrario, quando disegno Tex, c’è più attenzione allo stile, meno libertà, mi sforzo di rispondere a dettami precisi, rigidi. Mi viene chiesto, per esempio, che quando Tex parla con qualcuno non deve muovere le mani nel disegno, il cappello deve avere dimensioni precise, eccetera. Un lavoro di Tex significa che dopo aver realizzato dieci, quindici tavole, devo attendere le correzioni, aspettare l’ok o se ci sono cose che non vanno. Diciamo che è meno spontaneo, invece con Martin Mystére è un lavoro dove mi muovo con più facilità. In ogni caso va detto che più che un lavoro è divertimento: quando disegno il mio Martin mi diverto e sono fortunato a poterlo fare come professione.

Sei stato l’ospite della prima edizione di Capri Comics, il festival del fumetto dell’isola di Capri, una sorta di padrino della manifestazione, che quest’anno taglia il traguardo del suo decennale. Cosa pensi di questo evento e in generale degli appuntamenti dedicati ai fumetti in Italia?

Capri Comics è stato un evento molto carino, ricordo con grande piacere la mostra al Centro Caprense Ignazio Cerio, la mia emozione nel vedere le mie tavole tra teche e opere d’arte. È stata una cosa bellissima: i miei disegni in mezzo alle testimonianze della storia e della cultura di Capri. Penso che Capri Comics sia stata la manifestazione che mi è piaciuta di più, e poi ho conosciuto voi dell’Associazione Arcadia, con i quali è nata una bella amicizia, ci sentiamo, eccetera. Pensate che quando parlo con qualche collega mi dice che sono a dir poco fortunato ad avere questo legame con Capri e con voi capresi. Per quanto riguarda i festival di fumetto in generale, posso dire che sono eventi che vanno bene, sono momenti di incontro con i lettori, con gli altri disegnatori, e la cosa bella è ritrovarsi. In fondo, se ci pensate, il nostro è un lavoro molto isolato, ci si sente molto solo per telefono, e quindi quando ci sono queste occasioni, per il nostro settore è occasione di incontrarsi, confrontarsi, magari andare a mangiare insieme, e così si torna a casa belli carichi, motivati, ad andare avanti. E poi, una grande carica a continuare a fare questo lavoro, te la danno i lettori che vedi proprio durante queste manifestazioni, a centinaia, a migliaia, alla ricerca di un tuo albo, ad attendere la tua dedica, in fila per te. È un fattore che ti incentiva a fare sempre di più e meglio.

Da sempre Giancarlo Alessandrini significa disegni di Martin Mystére, ma la tua preziosa matita ha creato anche altri personaggi. Escludendo il sopracitato “M.M. Detective dell’impossibile”, a quale ti senti particolarmente affezionato?

Ho disegnato Indiana Jones, ma sono affezionato ad Anastasia Brown. È divertente lavorare con Roberto (Dal Prà ndr), con il quale siamo molto amici. Abbiamo messo giù un personaggio, con questa caratteristica, soffrire di problemi gastrici, quando è nervoso o sotto stress. È troppo divertente e mi fa ancora ridere pensare ad una scena che abbiamo realizzato e che vede Anastasia Brown coinvolto in una sparatoria con lui in America, che sta in uno sfasciacarrozze, in mezzo alle auto accatastate, i cattivoni che lo inseguivano, e lui che preso dalla paura si lascia andare in mezzo alle auto per via dei suoi… problemi, il tutto mentre gli sparano! Poi Anastasia Brown, in questa storia, riuscirà ad uscirne vincitore. Comunque, escludendo Martin, devo dire, sì, il personaggio al quale sono più affezionato è lui, Anastasia Brown, anche per il rapporto con Roberto Dal Prà, con il quale mi diverto e lavoro con piacere. Poi, certo, c’è anche Indiana Jones, ci sono fumetti francesi che hanno rappresentato per me una bella soddisfazione, ma in assoluto, dopo Martin, per me c’è Anastasia Brown.

Già sappiamo la risposta, ma concedici di insistere: puoi regalarci un’anticipazione sui tuoi prossimi lavori, uno spoiler, volendo usare un termine attuale?

Per i prossimi lavori non ho prospettive immediate. Sto facendo un Maxi Tex, che riprenderò ora che ho ultimato il Martin Mystère del quarantennale. Per il resto non so cosa farò. Certo, vorrei continuare a fare un altro Martin Mystère, mi diverto sempre a disegnarlo. A disegnare Martin, le piramidi, i suoi scenari. Finché lavori divertendoti non vuoi smettere mai e non ti stanchi mai.  

Un altro spoiler: quando tornerai a Capri?

Il prima possibile, appena posso. Chiaramente spero di farlo d’estate, con l’occasione di tuffarmi nel vostro bellissimo mare. Superate le difficoltà di questi due anni, come tutti, avrò modo di spostarmi di più e spero di venire in Campania quanto prima, magari già a giugno. 

Il sogno nel cassetto di Giancarlo Alessandrini?

Da quarant’anni ci penso a voler fare una cosa tutta mia. Non sono un grande cinefilo né ho possibilità di leggere molto, e mi dispiace, perché vorrei fare una storia tutta da solo, qualcosa di solo mio, dai disegni alla sceneggiatura, anche se alla fine preferisco fare quello che so fare, cioè disegnare e lasciare i testi a chi forse lo fa meglio di me, ma ciò non toglie che ci sto pensando da sempre, è un desiderio che non ho abbandonato. Mi piacerebbe anche la fantascienza, perché no, una storia di astronavi, oppure anche una storia sentimentale, ambientata proprio nella vostra Capri, un incontro in un posto carino, un italiano che si incontra con un’americana o un’australiana, si conoscono magari in un bar della piazzetta e nasce una storia, diciamo una sorta di bianco e nero di oggi, insomma, un moderno, niente in costume. Se ci pensate, anche Martin è stato moderno a suo tempo, in un’epoca nella quale un personaggio del genere non esisteva, così come lo è stato Dylan, Dog quando è nato, ma il primo in questo senso è stato proprio il nostro M.M.”.

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