Amiche e amici del Capri Comics, oggi vi parliamo di Aldobrando, fumetto scritto da Gipi, disegnato da Luigi Critone e colorato da Francesco Daniele e Claudia Palescandolo.

Pubblicato da Coconino Press, Aldobrando riprende e amplia una storia che il pluripremiato fumettista e regista pisano aveva già accennato nel manuale del suo gioco da tavolo, Bruti, uscito nel 2015. In quella sede, Gipi inserì infatti un breve fumetto che, raccontando le vicissitudini di un personaggio, Aldrobrando, appunto, introduceva anche il giocatore al mondo e al sistema di gioco che stava per affrontare. Un mondo e un sistema di gioco… beh… “brutali”… ca va sans dire… perché basati su combattimenti sanguinari all’interno di un’arena, la Fossa, nella quale vige soltanto la legge del più forte… o del più astuto.

Fantasi vs Fantasy

Facciamo una digressione.

Con questa nuova versione del fumetto introduttivo di Bruti, Gipi & Critone vanno a creare un vero e proprio romanzo di formazione in salsa spaghetti-fantasy o fantasi… con la “i” e non con la ”y”. Due definizioni che si sentono sempre più spesso e che marcano con forza e orgoglio l’ispirazione italiana di un’ambientazione fantastica.

Non dimentichiamoci che il nostro paese ha una tradizione letteraria, fantastica e folkloristica, tra le più ricche del mondo, soprattutto quando si parla di Medioevo e Rinascimento: vi dicono niente i nomi di Dante, Boccaccio, Ariosto, Tasso, Basile? E potremmo farne tantissimi altri.

Dé peccerille… già…

Il punto è che il nostro immaginario fantastico nazionale non ha nulla da invidiare a quello nordico o anglosassone, forse più epico in senso stretto, ma anche assai più sfruttato. La nostra tradizione culturale si è invece sempre sposata benissimo con storie “fantastiche” scarne, visionarie, meno eroiche, ma nondimeno grondanti di energia e suggestioni esaltanti. Oltre alla opere seminali degli autori letterari sopracitati, potremmo ricordare i due storici film di Brancaleone, che partendo proprio dalla suddetta tradizione, hanno a loro volta ispirato, soprattutto negli ultimi anni, una discreta rifioritura del genere fantasi (sì, sempre con la “i” al posto della “y”: puristi statece).

Esempi?

Rimanendo nel campo cinematografico sarebbe impossibile non segnalare l’italianissimo Il racconto dei racconti, meraviglioso ed entusiasmante omaggio di Matteo Garrone alle fiabe di Basile. Oppure, ritornando all’universo dei giochi, potremmo consigliarvi, oltre al già citato Bruti, anche Brancalonia, l’ambientazione “italiana” della Quinta Edizione di Dungeon & Dragons, by Acheron Books. Magari preferite romanzi e raccolte di racconti? Allora potreste recuperare Vilupera, il grimdark di Luca Mazza e Jack Sensolini, fondatori del collettivo Ignoranza Eroica, oppure i primi due capitoli della trilogia di YA di Roberto Recchioni: YA – La battaglia di Campocarne e YA – L’ammazzadraghi. Poi ci sono anche le magnifiche raccolte di Zappa e Spada, cariche di racconti spaghetti-fantasy che omaggiano i padri del fantastico italiano, dai già citati Dante & co., fino ad arrivare a Calvino e Buzzati. E, parlando di Calvino, come non citare il suo Fiabe italiane, che contiene il racconto popolare che funse da ispirazione per uno dei franchise televisivi più amati da noi bimbi italiani (e non solo) degli anni ‘90: sto parlando, ovviamente, di Fantaghirò. Va bene, va bene: riviste oggi, le 5 miniserie di Lamberto Bava possono risultare ingenue, camp e addirittura trash, ma i bambinoni che sono in noi non possono che ripensarci con l’affetto, la meraviglia e anche il timore che le vere fiabe devono suscitare in chi le vede o sente.

E ci sarebbe tanto, tanto ancora da elencare e consigliare per questo genere, ma non vogliamo dilungarci oltre. Vi basti sapere il fantastico italiano ha offerto, offre e offrirà moltissimo. Basta solo saper guardare.

E oggi noi guardiamo ad Aldobrando.

Torniamo a noi…

Pensavate che ci fossimo persi nella digressione nerd quissù? Per un attimo è stato così, ma ora torniamo ad Aldobrando, che analizzeremo il più possibile senza fare spoiler, perché vogliamo che acquistiate e godiate a pieno di questa bellissima storia.

Allora… iniziamo… come facevano le nonne…

C’era una volta…

…un ragazzo, non proprio sveglio, pauroso, ma di certo volenteroso. Suo padre lo affidò, ancora bimbo, ad un anziano maestro, perché di lì a poco non avrebbe più potuto occuparsene. Il giorno dopo, la testa del padre sarebbe rotolata nella Fossa, perché in un mondo ingiusto è questo il prezzo per essersi opposti alle angherie di un prepotente. La vita del padre finiva lì. Ma quella del figlio doveva continuare, e l’anziano maestro a cui il bimbo fu affidato ricevette il compito di farlo diventare “un omo come si deve”.

E così un giorno… un giorno questo ragazzo non proprio sveglio, pauroso, ma di certo volenteroso, fu sottoposto dal suo maestro ad un grande prodigio… anzi… un incantesimo strampalato, che era più uno stratagemma, un rito di passaggio, per diventare adulti, per essere lanciati oltre l’uscio ed affrontare quello che c’è fuori, che fa paura e che è pericoloso, ma che non può rimanere inesplorato, perché così è la vita.

Corri il mondo, Aldobrando… Corri il mondo…

Una volta buttato fuori nel mondo a cercare una fantomatica erba medicinale che potesse salvare la vita al suo maestro, il ragazzo scoprì ben presto che là fuori c’era ben poco aiuto o comprensione per quelli come lui. A poco a poco incontrò uomini rabbiosi, arrivisti, confusi e malinconici, molto spesso resi tali da una realtà impietosa e ingiusta. E così, a poco a poco, la vaga missione impostagli dal suo maestro deviò di traiettoria e si agganciò inesorabilmente alla realtà, suscitando in lui un senso del dovere puro ed istintivo.

Certo, c’era sempre da salvare il maestro, ma ora bisognava anche liberare una principessa triste, prigioniera di un tiranno. Ma quali speranze di vittoria poteva mai avere un ragazzino con uno spadino di legno e ”due braccia che son zampe di merlo” in un mondo regolato apparentemente solo dalla violenza, dai soprusi e dalla sopraffazione fisica?

Ad un primo esame: nessuna… o no?

L’atmosfera…

Eppure… qualcosa accadde, qualcosa che riuscì a sovvertire l’ordine delle cose.

La purezza e il coraggio del ragazzo riuscirono a fare breccia nel cuore delle persone giuste, che decisero di aiutarlo, non per guadagnare qualcosa, ma semplicemente perché era la cosa giusta da fare. Lo spietato tribunale-colosseo della Fossa si aprì quindi per un nuovo atto di violenza, l’ultimo, che permise ai superstiti di inaugurare un nuovo ciclo nel quale provare, almeno provare, ad essere giusti.

Un primo passo verso un mondo migliore, innescato solo dall’intensa ed ingenua moralità di un ragazzo non proprio sveglio, pauroso, ma di certo volenteroso.

Sensato, no?

In Aldobrando, Gipi e Critone prendono il viaggio dell’eroe, uno dei modelli narrativi più antichi della storia dell’umanità, e riescono a rendercelo nuovo, infondendogli l’energia grezza di una fiaba raccontata per la prima volta da una nonna ad un nipote ammaliato.

Insomma: c’era una volta un racconto di formazione duro, asciutto, a tratti brutale, eppure anche carico di verità e di amore.

C’era una volta una storia che diceva molto sulla natura dei rapporti umani e sulla moralità o l’amoralità che muove certe scelte, e lo diceva con semplicità e purezza, con una lingua ”sporcata” dai dialettismi, con una una regia intensa e attaccata ai personaggi e con dei disegni e dei colori evocativi e atmosferici.

C’era una volta Aldobrando

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Classe ‘92. Laureato in/appassionato di: lingue, letterature e culture straniere. Giornalista pubblicista, divoratore di storie, scribacchino di pensieri propri e traduttore di idee altrui.

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