Amiche e amici, oggi vi consigliamo quella che, a parere di molti (anche nostro), è una delle migliori serie animate degli ultimi dieci anni.

Parliamo ovviamente di Arcane, prodotta da Riot Games e Fortiche Production, distribuita da Netflix e ambientata nell’universo di League of Legends.

Nella prima parte di questa disamina eviteremo gli spoiler perché ci teniamo che vi godiate a pieno la ricchezza di questa serie, ma nel finale ci concederemo un breve spazio, ovviamente ben contrassegnato, per esprimere alcune osservazioni che necessitano di rivelare qualcosa di più approfondito.

Uno show per tutti

Arcane esplora e racconta le origini di diversi personaggi di League of Legends e riesce nel difficile compito di rivolgersi sia ai fan di lunga data sia agli spettatori completamente a digiuno del franchise targato Riot Games.

Chi vi scrive, ad esempio, fa parte del secondo gruppo e può quindi fornirvi un parere diverso da quello di un estimatore decennale del marchio, un parere non basato su parametri come l’affetto o la coerenza con il materiale originale, ma solo sulla resa esplicita del prodotto in sé.

Se invece sei un fan sfegatato del brand di LoL la tua fruizione di Arcane viaggerà su un livello diverso dal nostro, forse più completo, e potrai perciò cogliere riferimenti, rimandi, ganci per futuri sviluppi e nuove interpretazioni, con proporzionale aumento dell’esaltazione.

Arcane però si basa principalmente sui personaggi, sulle loro relazioni e tensioni, tra loro e verso l’ordine del mondo, e non tanto su un sostrato condiviso di familiarità o fan service tra creatori e pubblico, un sostrato che pure è presente e che ha un suo peso, ma che non risulta mai invasivo o disorientante.

La visione di un occasionale e di un appassionato si intersecheranno quindi idealmente nella incredibile risonanza emotiva della narrazione, incarnata da un comparto tecnico meraviglioso, minuzioso e ineccepibile.

In questo, Arcane unisce tutti quelli che amano una storia dove il “come si racconta” vince sul “cosa si racconta”, rendendo il secondo quasi ininfluente. E il successo planetario che la serie sta riscuotendo ne è, in parte, una chiara riprova.

Una storia di (de)formazione

Una delle prime cose a colpire di questa serie è sicuramente la scrittura, solida e focalizzata, che trova le sue radici nell’opera di Christian Linke e Alex Yee, due autori che lavorano da undici anni nel team di progettazione e sviluppo degli artwork dei campioni del gioco originale.

Per anni, i Linke e Yee hanno avuto il compito, apparentemente limitante, di scrivere delle brevi biografie autoconclusive per i personaggi, accumulando così una quantità enorme di materiale narrativo, tra background e worldbuilding, fondamentalmente inutilizzato perché irrilevante ai fini del gameplay. Dopo aver dovuto intrecciare storie e mondi senza una vera ragione narrativa, finalmente i due hanno avuto modo di dare un giusto spazio alle loro IP in un contesto più che adeguato.

La serie si basa su delle dicotomie.

La prima, quella tra le protagoniste Vi e Jinx, sorelle separate da una serie di tragici eventi e che si trovano a seguire due vie diametralmente opposte, per poi, in qualche modo, ritrovarsi. La seconda, quella tra Piltover e Zaun, due città “gemelle”, la prima un baluardo di progresso tecnologico attossicato però da una politica oppressiva ai limiti dell’oscurantismo, e la seconda una sorta di grande favela, un insieme di bassifondi in cui la ricerca scientifica progredisce a passo spedito, ma in direzioni a tratti oscure ed in maniera direttamente proporzionale con la malavita. Due facce della stessa medaglia, spesso in conflitto, queste due realtà vivono un periodo di pace precaria, tenuta in piedi da compromessi e patti segreti. La (ri)scoperta della magia, incanalata dalla tecnologia, da parte del giovane e talentuoso Jayce, coadiuvato dall’amico Viktor, porterà in qualche modo alla rottura di questo equilibrio, scatenando gli eventi della serie.

Arcane parte quasi in sordina, con due episodi dal flavour molto fantasy e quasi stereotipato. A poco a poco, però, la serie inizia a trattare temi complessi e maturi, quali politica corrotta, etica scientifica e ambientalismo, e ad indagare la psiche dei personaggi senza la paura di mostrare lati oscuri e dolorosi, il tutto in un’atmosfera a tratti molto dark.

Forma che è sostanza

Altro punto di forza è il comparto tecnico, curato dallo studio francese Fortiche Production. Lo stile di animazione, fresco e particolare, risulta difficile da catalogare. Viene quasi globalmente etichettato come cel shading, tecnica con la quale si fanno apparire modelli progettati in 3d come disegnati a mano in 2d. In questo caso, tuttavia, si tratta di una tecnica un po’ più ibrida e, analogamente a quanto fatto in Spider-Man – Un nuovo universo, c’è tutta una serie di effetti speciali disegnati direttamente in 2d, rendendo il colpo d’occhio ancor più accattivante. Un altro dettaglio è la rimozione del motion blur, che contribuisce alla caoticità dinamica (a tratti psichedelica) di alcune sequenze. 

Il linguaggio registico ed il montaggio vanno di pari passo in quanto qualità, nonostante alcune scelte forse un po’ troppo “tamarre”, ma totalmente in linea con l’estetica di riferimento.

La recitazione dei personaggi, grazie alle animazioni ed al doppiaggio, è immersiva e profondamente espressiva. Su tutte, sono da segnalare per intensità le interpretazioni di Vi e Jinx, doppiate in originale rispettivamente da Hailee Steinfeld ed Ella Purnell e in italiano da Letizia Scifoni e Margherita De Risi. Come di consueto, l’adattamento italiano è di altissimo livello e anzi a tratti supera addirittura in intensità l’originale inglese.

Nota positiva anche per le musiche, tra colonne sonore ed insert songs, sempre di impatto come da tradizione della Riot. La sigla, Enemy, è a cura degli Imagine Dragons, fan del brand e che trovano un piccolo cameo della serie. Ciliegina sulla torta la canzone che accompagna il finale di stagione, l’intensa What Could Have Been, cantata da un certo Sting (voi lo conoscete per caso?) con gli archi di Ray Chen. 

Conclusioni no spoiler

Iniziamo col dire che, al momento dei titoli di coda, abbiamo tremato, tanto eravamo travolti dalla qualità visiva e narrativa.

Avevamo appena finito di vedere una serie dalla fattura incredibile, con una scrittura di altissimo livello che non va quasi mai incontro ai fan. Una serie che non fa quel che vorresti ma che, al contempo, non incede nella sovversione delle aspettative solo per creare facili stupori e shock value a buon mercato.

Arcane è realizzata con le intenzioni totalmente a fuoco e con la voglia di raccontare una storia, anche se dolorosa, anche sgradevole.

Per questo motivi, non possiamo che consigliarvela: perché vi parlerà nel profondo e vi emozionerà, vi esalterà, vi riempirà di meraviglia e vi farà anche male, come solo i prodotti davvero sentiti e di altissima qualità sanno fare.

Conclusioni no spoilerDetto questo, amici e amiche, non ci resta che passare alle nostre conclusioni spoiler. Perciò, se non avete ancora visto Arcane ed intendete farlo, fermatevi qui, altrimenti vi rovinerete la visione, perché nel prossimo paragrafo andremo ad esporre alcune opinioni più dettagliate su trama e personaggi.

Vi abbiamo avvisati.

Pronti… via…

Conclusioni bis

Arcane ha un finale di stagione dolorosissimo, in cui nessuno ottiene una vera gratifica. Tuttavia non c’è alcun sadismo narrativo furbo e manipolatorio, bensì puro melodramma empatico. Tutti i personaggi hanno un cuore enorme, anche i più banali, e ognuno di loro lascia il segno facendo e/o dicendo qualcosa di significativo.

Le barricate bene/male sono abbastanza demarcate, ma il confine è sempre labile ed i buoni si macchiano di azioni deplorevoli tanto quanto i cattivi ci stupiscono con momenti di genuina e spiazzante bontà.

Gli unici su cui si spinge una vera critica sono gli avidi e gli opportunisti, quelli che fanno tutto per sé, a prescindere dallo schieramento.

Infatti, possiamo veramente definire cattivo Silco? Poteva avere tutto quello che aveva sempre sognato: l’indipendenza di Zaun, l’affrancamento della sua gente, un nuovo ordine delle cose, più giusto, più equo, dove il male e la sopraffazione non sono più uno strumento necessario. In cambio gli viene chiesta solo una cosa: consegnare colei che considera sua figlia. Un sacrificio necessario, come tanti da lui già affrontati, ma stavolta lui rifiuta, con dolore, ma convinto, con coscienza, venendo così meno a tutto quello che desidera, ma non al proprio cuore.

Tutti gli stereotipi da cattivone con cui la serie ce lo aveva inizialmente presentato gli cadono a poco a poco da dosso, rivelando al di sotto la figura di un uomo danneggiato, incattivito, forse folle, ma pur sempre capace di amare. Ci viene presentato così, sadico, tetro, con l’occhio rosso, lo sfregio in faccia, il tono cupo e le frasi ad effetto, e poi, in fin dei conti, ti chiedi se non abbia comunque una moralità più alta di quella dei Consiglieri di Piltover.

E la ha. Eccome se la ha.

Ma Silco è solo uno degli esempi che potremmo fare per sottolineare il grande approfondimento psicologico dei personaggi di Arcane, che appaiono tutti veri, sfaccettati, complessi, contraddittori, pieni di dubbi.

Abbiamo il sogno illuminista e umanitario di Jayce e Viktor, a poco a poco consumato dal desiderio personale, dalla mancanza di prospettiva, dall’ingenuità, dalla hybris, dalla disperazione, dalla paura. Il loro progetto, partito come una rivoluzione progressista e innovatrice, a poco a poco si arresta addirittura e si involve fino ad assumere i contorni di una restaurazione reazionaria e miope nella quale trovano terreno fertile i semi della guerra, ovvero l’ingiustizia, l’odio, la rabbia e la disperazione.

Abbiamo la dolente durezza di Vi, infestata da sensi di colpa, rimorsi e rimpianti che la bloccano, la appesantiscono e non le permettono di essere ciò che davvero vorrebbe. Lacerata tra la lotta di classe e il senso di colpa che la lega alla sorella, Vi è un personaggio angosciato e stanco, che desidererebbe fermarsi e tornare a vivere, ma che in qualche modo sente di non meritarlo. I suoi peccati la tormentano, ma l’unica reazione che conosce è quella di non arrendersi e continuare a lottare… ma per quanto ancora? Quanto potrà resistere, prima che la sua psiche si spezzi?

Abbiamo la pazzia dissociativa di Jinx, che nella folgorante sequenza fianale assume quasi un afflato politico, anarchico e liberatorio. Nell’uccidere Silco, sua terza figura paterna dopo il padre naturale, morto anni addietro durante la prima ribellione di Zaun, e Vander, morto comunque come conseguenza di un suo atto spregiudicato, Jinx uccide contestualmente anche ciò che resta della piccola Powder dentro se stessa. Uccide i dubbi, le incertezze, ma soprattutto la possibilità di redimersi attraverso l’amore altrui. E così, il primo vero atto deliberato e indipendente di una Jinx “pura” è quello di vendicare i suoi padri colpendo il cuore di quella che, fin da bambina, è stata la causa di tutte le sue sventure, Piltover.

E così via, di personaggio in personaggio, di situazione in situazione, Arcane non si risparmia mai, tant’è che ci sarebbe tanto, tanto ancora di cui parlare, e probabilmente lo faremo, perché ahinoi ci sarà da aspettare ben due anni per la seconda stagione.

Ma se il risultato sarà un prodotto di questo livello, allora ne sarà valsa l’attesa.

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Classe '91. Amante delle arti visive, della musica ed appassionato delle culture pop asiatiche. Scarabocchiatore freelance.

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Classe ‘92. Laureato in/appassionato di: lingue, letterature e culture straniere. Giornalista pubblicista, divoratore di storie, scribacchino di pensieri propri e traduttore di idee altrui.

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