Amiche e amici del Capri Comics, dopo gli ultimi due lunghissimi episodi torniamo nel Sottosopra e parliamo della quarta stagione di Stranger Things, talmente attesa da mandare fuori uso Netflix America il 1º luglio, giorno dell’uscita del gran finale.

Manca ancora una stagione alla fine della serie cult dei fratelli Duffer, ma con questo capitolo il cerchio comincia a chiudersi e tutto ci è molto più chiaro.

È passato un anno dagli eventi della terza stagione e abbiamo lasciato i nostri protagonisti divisi tra Hawkins, la California, dove ora vivono Undici e Will insieme a Jonathan e Joyce, e la Russia, dove sappiamo si trova prigioniero Hopper. Hawkins, nel frattempo, non trova ancora pace, questa volta a causa di efferati omicidi che sconvolgono la piccola cittadina dell’Indiana. Ci troviamo quindi davanti ad un grande racconto corale che si sviluppa in diversi luoghi.

La narrazione corale, almeno nel Volume 1, non è gestita proprio benissimo e non risulta molto equilibrata, con delle parti un po’ sottotono rispetto alle altre, specialmente le vicende di Hopper, Joyce e Murray in Russia, quasi distaccate dal resto della storia. Nel Volume 2, però, con tutte le vicende che man mano si collegano e vanno verso la conclusione, la situazione migliora e tutte le parti risultano più omogenee tra loro. Questi ultimi due episodi sono forse i più belli della serie: un concentrato di memorabili scene d’azione, che nel primo volume scarseggiano, e in generale di momenti molto emozionanti.

I punti di forza che hanno sempre contraddistinto Stranger Things ci sono tutti, in primis i personaggi scritti molto bene e la resa perfetta dell’ambientazione anni ‘80 attraverso costumi, scenografie, una massiccia dose di citazioni e soprattutto attraverso la colonna sonora. Accanto agli elementi horror e fantasy, a cui siamo abituati, troviamo anche i classici elementi dei teen drama che nel complesso non stonano con il resto della narrazione, anzi la alleggeriscono, smorzandone i toni molto cupi. La serie inoltre, attraverso i protagonisti ormai adolescenti, coglie l’occasione per toccare temi importanti in particolare per un pubblico di giovanissimi, quali il bullismo, i cambiamenti, la discriminazione di ciò che non si comprende.

La divisione della stagione in due volumi, uno da 7 episodi e uno da 2, è una decisione che non ho particolarmente apprezzato, così come ho trovato eccessiva la lunghezza degli episodi, tutti con una durata che superava i 60 minuti, cosa a mio parere superflua. La serie sarebbe infatti risultata più concisa, e quindi ancora più godibile, con normali episodi da 50 minuti.

Nonostante questi piccoli problemi, considero comunque questo quarto capitolo uno dei migliori della serie, che mi ha tenuta incollata allo schermo fino alla fine.

Ci sono degli elementi che mi hanno colpito in particolare e ve ne voglio parlare nel dettaglio, quindi se non avete ancora visto la serie fermatevi qui, perché nella prossima parte potreste incontrare degli spoiler!

A Nightmare on Hawkins

I personaggi che abbiamo imparato ad amare sono ormai cresciuti e con loro anche il target audience della serie.

Questo lo si può vedere in particolare dall’elemento horror di questa stagione, molto più spaventoso di ciò a cui eravamo abituati. Se trovavate spaventosi il Demogorgone ed il Mind Flayer, allora preparatevi agli incubi con Vecna, il terrificante villain di questa stagione, che come da tradizione prende il nome da uno storico personaggio di Dungeons & Dragons.

Su Vecna voglio soffermarmi un po’ di più, in quanto si tratta forse di una delle più grandi note di merito della stagione, scritto magistralmente e con una storia molto ben sviluppata, che dà al personaggio una grande profondità. Le sue origini lo rendono infatti una figura fondamentale nella narrazione, collegandolo ad Undici, al Dottor Brenner e i suoi esperimenti e addirittura a tutti gli avvenimenti delle stagioni precedenti. È infatti lui stesso a rivelare ad Undici, nell’episodio finale, di essere la causa dell’attacco del Demogorgone e dei Democani, nonché di essere anche il creatore del Mind Flayer.

Con Vecna la serie unisce l’horror “fittizio” all’horror “reale”: le sue vittime sono infatti accomunate da traumi, problemi e difficoltà, che Vecna utilizza per accedere alla loro mente e distruggerle dall’interno. In questo modo, la serie apre un discorso su una serie di temi molto importanti, quali la depressione, gli abusi domestici e i disturbi alimentari, senza però rendere la narrazione troppo pesante.

Per concludere il discorso su Vecna, non possiamo tralasciare come il villain sia un palese omaggio all’horror anni ‘80, in particolare al film A Nightmare on Elm Street, come dimostra anche la presenza di un cameo di Robert Englund. I fratelli Duffer e l’attore Jamie Campbell Bower, che interpreta Vecna, hanno rivelato infatti che Vecna è ispirato a Freddy Krueger, in particolare per quanto riguarda il suo modo di attaccare le vittime attraverso la mente ed i sogni, o meglio, gli incubi.

Weapon of choice: music

La musica, in Stranger Things, è sempre stata molto più di una semplice colonna sonora. Ha sempre avuto rilevanza nella trama ed è forse l’elemento che più contribuisce all’atmosfera anni ‘80 della serie. Tutti ricordiamo come, nella prima stagione, la canzone Should I Stay o Should I Go ha in un certo senso tenuto in vita Will nel Sottosopra, aiutandolo a comunicare e mantenere un contatto con il mondo reale mentre si trovava in trappola. Alla luce degli avvenimenti della quarta stagione, possiamo considerare l’importanza di questo storico pezzo dei The Clash nella serie come una sorta di foreshadowing.

Anche in questa quarta stagione, la musica ha un ruolo di primo piano, in particolare nella battaglia contro Vecna, essendo l’unica “arma” che permette alle vittime di sfuggirgli. Sono Nancy e Robin a scoprire questo particolare potere della musica, quando, parlando con Victor Creel, l’unico presunto sopravvissuto a Vecna, lui rivela loro di non sapere come sia sopravvissuto: ricordava soltanto la voce di Nancy Sinatra che cantava Dream a Little Dream of Me, proveniente dalla radio. In questo modo, le due riescono a salvare Max, finita nel mirino di Vecna a causa del suo senso di colpa per la morte del fratello Billy, sacrificatosi per salvarla nella stagione precedente. Da qui, la bellissima scena in cui Max corre verso la salvezza sulle note di Running Up That Hill di Kate Bush, che ha contribuito a riportare la canzone in vetta alle classifiche in tempi record.

Restando in tema musica e scene suggestive, impossibile non menzionare il più epico concerto heavy metal del Sottosopra, improvvisato da Eddie Munson. Il leader dell’Hellfire Club impugna la sua chitarra e con una fantastica interpretazione di Master of Puppets dei Metallica, direttamente dal tetto della sua roulotte, distrae i mostruosi demopipistrelli che infestano il Sottosopra, in modo che il resto del gruppo si possa occupare di Vecna senza ostacoli.

Eddie the Banished

L’attenzione ai personaggi è sempre stato il pezzo forte di Stranger Things. Ogni stagione ne introduce di nuovi, e ognuno di loro risulta sempre accattivante e mai superficiale, indifferentemente dall’effettivo tempo in scena.

Eddie Munson, il nuovo personaggio di questa stagione, non è stato da meno e ha subito rubato il cuore a tutti, complice forse l’aria da ribelle che in realtà nasconde una grande sensibilità. Eddie è il leader dell’Hellfire Club, che riunisce tutti i (pochissimi) giocatori di Dungeons & Dragons della Hawkins High, tra cui ovviamente troviamo Mike, Dustin e Lucas.

Considerando il grandissimo successo del personaggio tra i fan, si può tranquillamente affermare che tutti amano Eddie, ma nella serie la situazione non è esattamente la stessa.

Non dimentichiamoci che siamo in America negli anni ‘80, in pieno Satanic Panic, quando uno come Eddie, con capelli lunghi, vestiti eccentrici ed una grande passione per il D&D, è il perfetto capro espiatorio per una società che vede satanismo ovunque. Di conseguenza, quando una ragazza viene brutalmente uccisa ad Hawkins, Eddie “lo svitato” diventa subito il primo sospettato. Inizia così una vera e propria caccia alle streghe contro di lui e i membri del suo Club. Nonostante l’incomprensione e la cattiveria degli abitanti di Hawkins nei suoi confronti, Eddie si comporta da vero eroe, e alla fine si sacrifica, dando la sua vita per salvare la città e i suoi amici. La sua fine ci lascia un po’ amareggiati, non solo per la perdita del personaggio, ma anche perché è andato via senza avere la giustizia ed il riscatto che meritava, con tutta Hawkins che ancora lo considera un mostro.

Purtroppo, gli avvenimenti di Eddie e del suo Hellfire Club non sono troppo lontani dalla realtà dell’epoca, quando le passioni per musica, libri o giochi considerati “strani” venivano facilmente demonizzate. Per fortuna, oggi abbiamo fatto dei passi avanti, ma ancora può capitare che ciò che è nuovo e diverso venga accolto con disprezzo e diffidenza, invece che essere compreso ed accettato. Si spera che, raccontando sempre più storie come quella di Eddie, la situazione continui a cambiare per il meglio.

Tirando le somme, possiamo dire che Eddie Munson è il vero eroe di Hawkins, e non solo per il suo sacrificio, ma anche perché, in una società che faceva di tutto per escluderlo e discriminarlo, lui aveva il coraggio di essere sé stesso con orgoglio.

In conclusione

Devo ammettere che ho iniziato questa quarta stagione con un leggero scetticismo, considerando che la seconda e la terza non mi avevano entusiasmato più di tanto, ma sono felice di dire che mi sbagliavo. Nonostante qualche piccolo problema, la serie è tornata ai livelli di qualità della prima stagione e si riconferma una delle migliori serie originali Netflix in circolazione.

Forse 4 stagioni bastavano, e i fratelli Duffer avrebbero anche potuto chiudere la storia qui, ma il cliffhanger finale non mi è dispiaciuto e non risulta forzato. Perciò non ci resta che aspettare, ahimè, il 2024 per avere la quinta stagione, che finalmente svelerà tutti i segreti del Sottosopra.

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Addetta Social, Redattrice | + posts

Classe '97. Laureata in e appassionata di lingue e letterature europee. Social media manager per sbaglio, aspirante traduttrice, divoratrice seriale di libri. Giocatrice di ruolo, collezionista di dadi, amante di cinema e giochi da tavolo.

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