«Tempo. Spazio. Realtà. Non hanno un andamento lineare. Formano un prisma di infinite possibilità, in cui ogni scelta può diramarsi verso realtà infinite, creando mondi alternativi a quelli già conosciuti. Sono l’Osservatore, la guida che vi condurrà in nuove, vaste realtà. Seguitemi, e riflettete sulla domanda… E se…?»

Uatu, l’Osservatore

Così si presenta, ai viaggiatori del Multiverso, la prima serie animata targata Marvel Studios.

Potrebbe sembrare un fattore irrilevante, ma l’animazione dei supereroi rimane un punto cardine nella “rinascita degli eroi” avvenuta negli anni ’90, proprio grazie alle serie animate su Batman, Spiderman e soprattutto X-Men.

Veniamo però al sodo: Cos’è What if…?

Nelle pagine dei fumetti parliamo di un prodotto per appassionati, che di volta in volta ripercorre una storia classica cambiandone, come ci anticipa l’Osservatore, un dettaglio o una scelta, così da farle prendere direzioni inedite e imprevedibili.

Tutto ciò come viene trasformato in un prodotto di animazione su Disney+ e quindi fruibile da tutti?

Con una serie antologica di episodi più o meno scollegati.

Seguirà pagellone con commenti e riflessioni, a volte anche light-spoiler, su ogni episodio.

Seguitemi nell’osservare l’Osservatore.

Episodio 1. E se… Capitan America avesse le curve?

Partiamo male, non malissimo, ma, in maniera alquanto didascalica, Steve Rogers viene sostituito dalla sua dolce metà, Peggy Carter. Quello che ne segue è un riassunto del film di Cap, ma costruito attorno ad un “forte personaggio femminile” che è forte solo superficialmente, risultando quindi assai piatto.

Piccoli dettagli interessanti, come il rimanere intrappolata in una dimensione alternativa piuttosto che nel ghiaccio, o il far costruire un gigante di ferro per il gracile Steve non riescono ad infondere brio in un episodio che, essendo il primo, fa temere il peggio.

3/6

Nota: i voti vengono ovviamente assegnati in gemme dell’infinito, che sono appunto 6.

Episodio 2. E se… T’Challa avesse un ruolo cosmico?

Cambiamo subito registro e affrontiamo uno degli episodi più riusciti della serie.

Arrivato sulla Terra con i suoi Ravager per rapire Peter Quill (come da copione), il pirata spaziale Yondu si ritrova invece con un giovane T’Challa, che cambia profondamente le sorti dell’universo.

Il nuovo Star-Lord trasforma i Ravager in buoni samaritani, venendo così cosmicamente riconosciuto come un grande Robin Hood dello spazio. Il nostro eroe riesce persino a convincere Thanos ad abbandonare il suo piano di bilanciamento dell’universo, semplicemente chiacchierando con lui davanti ad un caffè.

Nel complesso, la vicenda si snoda come un “film di rapine”, con un paio di plot-twist davvero niente male. Il fatto che sia l’ultima interpretazione di Chadwick Boseman non aiuta con i lacrimoni.

5/6

Episodio 3. E se… i Vendicatori venissero uccisi in modi strani?

Crolliamo di nuovo nell’abisso di una puntata banale e quasi sconnessa.

In questa specie di slasher supereroistico (che poteva essere ‘na roba…), un serial killer invisibile fa fuori, uno dopo l’altro, gli eroi scelti da Nick Fury. Quando però si arriva alla rivelazione del colpevole e del movente, il tutto appare molto debole e confusionario, come se, in realtà, l’episodio fosse stato realizzato solo per mostrare i nostri beniamini morti male.

2/6

Episodio 4. E se… facessimo un capolavoro su Dr. Strange?

Ci siamo, signore e signori: ecco il vero capolavoro della serie, una morsa intorno al cuore che tratta un espediente narrativo molto comune, quello del loop temporale, con dramma e profondità, invece che con ironia.

Qui, nel suo incidente fondativo, Strange non perde l’uso delle mani, bensì la vita della sua amata, Christine Palmer. Questo lo porta ad imparare le arti mistiche per salvarla, ma benché usi anche la gemma del tempo, la morte di Christine sembra impossibile da scongiurare.

Lo stregone è però deciso a rendere possibile anche l’impossibile, a qualsiasi costo: si dedica quindi anima e corpo alle arti oscure, diventando più potente che mai, fin anche a percepire l’Osservatore che lo scruta.

Non vi racconto il finale, perché merita davvero di essere visto.

6/6

Episodio 5. E se… facessimo Marvel Zombie?

Ah… deve essere un prodotto per tutti?

Quindi niente violenza e cattiveria di Kirkman.

Vabbè… allora puntiamo tutto su una mezza trama e facciamo tipo Zombieland.

E dai dai dai…

2/6

Episodio 6. E se… Killmonger avesse un piano molto complicato?

Ebbene sì: uno dei cattivoni più riusciti dell’MCU vive una sua avventura da protagonista assoluto, con un piano intricatissimo che comprende prima salvare Tony Stark e poi uccidere Tony Stark, poi attaccare il Wakanda con mille dronirobbottoni e poi distruggere i mille dronirobbottoni insieme ai wakandiani che poi lo eleggono re e Pantera Nera.

Insomma: fa tutto e il contrario di tutto, ma comunque si porta a casa la sufficienza di un episodio tutto sommato pregno ed intrigante.

4/6

Episodio 7. E se… Thor fosse un festaiolo?

Scusa? In che senso?

“Eh… che gli piace fare le feste, perché non ha il senso di responsabilità, perché Loki non è mai stato il suo fratellastro!”

Eh?! Ma sei pazzo?! Non funzionerà mai! Il Thor di Endgame era “divertente” perché era depresso e aveva la panza.

“Ma figurati… andrà bene!”

1/6

Episodio 8. E se… Ultron si prendesse le gemme?

Alla fine dell’episodio precedente entra in scena questo Ultron ENORME, con le gemme dell’infinito piantate in petto ed un design rubato all’ultimo Marvel vs Capcom.

Bene: questo signorino viene fuori dalla riuscita del piano di Ultron di farsi un corpo “sintenziode” fuso con la gemma della mente. E così, invece di avere Visione, qui abbiamo Super Ultron, che prima di dire anche solo buongiorno fa subito partire tutte le testate atomiche della Terra. Perciò… boom… fine della vita sul nostro pianeta, tranne per due trascurabili idioti come Vedova Nera e Occhio di Falco che se ne stavano sul Quinjet.

Poi arriva Thanos, che viene fatto a metà con un solo raggio della gemma. Così… de botto. Non ho amato questo espediente narrativo, ma tant’è. Super Ultron si cucca tutte le gemme dell’infinito, diventa Super Mega Ultron e decide di estendere il suo piano di pacificazione tramite distruzione nell’intero universo.

Una volta distrutto tutto il distruggibile, Super Mega Ultron si trova immerso nel silenzio assoluto, nel quale riesce però a percepire il nostro pelatone preferito, che sta osservando e narrando proprio le sue gesta. Deciso a portare a termine la sua missione, Ultron Supremo rompe la parete che separa gli universi e giù botte con l’Osservatore. Ma per quanto il voyeur sia forte, l’androide non si risparmia e la sequenza del loro combattimento attraverso le realtà è davvero una chicca, da riguardare a rallentatore per cogliere ogni citazione fumettistica e non solo.

Comunque: prima di perderci la pellaccia, l’Osservatore si nasconde nell’universo di Strange dell’episodio quattro, dove lo stregone gli suggerisce di intervenire e quindi di venir meno al suo giuramento di non interferenza, sempre che voglia continuare a scrutare il Multiverso prima che Ultron se lo mangi in stile Galactus.

5/6

Episodio 9. E se… facessimo i Guardiani del Multiverso?

Seguendo l’ideona di Strange, l’Osservatore recupera tutti i protagonisti degli episodi precedenti, più una Gamora ancora più cazzuta del consueto, e che però non abbiamo visto perchè il suo episodio non è stato completato causa covid.

L’intento è quelo di formare una controffensiva, sebbene le possibilità di fermare Super Mega Ultron siano davvero infinitesimali. Ma i veri eroi fanno questo, no?: combattono per ciò che è giusto, per una causa più grande di loro, anche contro l’impossibile.

Riescono?

Sì e no, lascio a voi scoprirlo.

Un ultimo episodio intenso e divertente, ricco di adrenalina e capovolgimenti di fronte al cardiopalma, con un finale molto significativo, che ragiona meta-narrativamente sul nostro ruolo di fruitori di storie.

In che senso?

Nel senso che, sul finale, Vedova Nera si confronta con l’Osservatore e mette in discussione il suo compito. Ne risulta il seguente scambio di battute:

Vedova: Tu hai vinto, io ho perso tutto.

Osservatore: Io non posso…

Vedova: Interferire? Sì, lo so. Per te siamo solo delle storie. Non esistiamo. Ci guardi lottare, vincere, perdere. Dimmi: ti sei mai preparato dei pop-corn mentre Ultron uccideva i miei amici e riduceva in polvere il mio mondo?

Osservatore: Voi siete importanti, per me.

Vedova: Davvero?

Osservatore: Voi, e le vostre storie, avete un grande valore per me.

Ora, al di là, del suo valore specifico nella trama, questo confronto sembra quasi sfiorare il principio stesso del coinvolgimento artistico. Noi fruitori siamo, in essenza, l’Osservatore: sin dall’alba della civiltà amiamo vedere dei personaggi che crescono, cambiano e lottano, e buoni o cattivi che siano, vogliamo ardentemente osservarli per emozionarci insieme a loro, per vivere insieme le loro sorti, anche le più incredibili.

Seppur nel suo ruolo di prodotto di largo intrattenimento, questo ultimo episodio di What if…? riesce ad esprimere, in maniera veloce ma chiara, questa bella suggestione meta-narrativa, che peraltro già aleggiavan nello spirito complessivo della serie.

E scusateci se vi sembra poco.

5/6

Conclusioni

Tra alti e bassi, What if…? è una serie che in fin dei conti funziona proprio perché nel suo ragionare (e a tratti sragionare) sulle storie di super eroi, su cosa le rende emozionanti, sul come le si potrebbe reinventare dando spazio alla fantasia, ci riporta un po’ alla spregiudicatezza e allo spirito anarchico che da ragazzini ci faceva immaginare e creare le nostre storie, spesso pazze e sconslusionate, ma sempre vive e vere.

Lo stile di animazione della serie, detto cel-shading, non è sempre ispiratissimo e potrebbe quindi facilmente risultare indigesto a qualcuno. Più interessante sarebbe stata, forse, la strada intrapresa da Star Wars: Visions, con uno stile diverso per ogni episodio, ma non disperiamo di vedere realizzata anche questa possibilità, nell’MCU del prossimo futuro.

Insomma: il Multiverso è qui, amiche e amici.

Ci attende davvero un prisma di infinite possibilità.

In Feige We Trust.

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